Fulmini, belli a vedersi, ma…pericolosissimi!

Il temporale da molti è considerato il fenomeno atmosferico più affascinante tra tutti. Tuttavia è oggettivamente anche molto pericoloso: alcune disattenzioni infatti potrebbero risultare fatali

Sarà capitato a tutti, magari in un lungo periodo di siccità estivo, di pensare che ci vorrebbe un bel temporale per rinfrescare l’aria. Come ci saranno sicuramente quelli un po’ più “romantici” a cui piace sentire il suono dei tuoni la sera prima di dormire. O ancora, a chi piace direttamente il temporale in sé e per sé come fenomeno atmosferico e lo insegue in ogni angolo del mondo (cacciatori di tempeste o Stormchasers).

Obiettivamente il temporale è il fenomeno atmosferico più affascinante tra tutti, quello più maestoso, quello che rappresenta in toto la forza della Natura; ma la Natura regala gioie e dolori, in particolare nei temporali dove è presente un’insidia mica da poco: quella dei fulmini.

Prima di spiegare fisicamente qual’è, occorre fare innanzitutto una distinzione tra 3 diverse tipologie di fulmini:
1) Fulmini nube-aria: Innocui per l’uomo, invisibili sotto al temporale, visibili solo da osservatori in lontananza, o da viaggiatori in aereo;
2) Fulmini nube-nube: Innocui per l’uomo, molto scenografici, visibili anche da sotto il temporale;
3) Fulmini nube-terra: Visibili da ovunque meno che sopra il temporale, tutt’altro che innocui per l’uomo e anche per gli oggetti;

In condizioni di stabilità, l’atmosfera è sede di un campo elettrico rivolto verso il basso (dalle cariche positive presenti nell’elettrosfera alle cariche negative disposte al suolo). In condizioni d’instabilità questo campo elettrico subisce delle forti fluttuazioni che vanno a disporre le cariche positive al suolo e le cariche negative alla base della nube. Quando la carica negativa sulla nube vince la forza che la sostiene a causa della repulsione elettrostatica, essa scende verso il suolo provocando una scarica debole e invisibile all’occhio umano. Il fulmine si origina dal momento che i protoni presenti al suolo si congiungono con gli elettroni in caduta dando vita alla scarica di ritorno (questa si, è visibile) e liberando energia termica, luminosa e acustica (attraverso i tuoni).

Dove colpisce il fulmine?

Il fulmine segue la “strada più veloce” ossia quella che possiede meno resistenza elettrica e non sempre corrisponde alla strada più breve in senso geometrico. Ad esempio il fulmine prediligerà colpire in linea di massima un palo d’acciaio di 20 metri a un albero alto 30. Purtroppo l’uomo risulta essere un buon conduttore di elettricità essendo costituito per la maggior parte di acqua, seppur ricoperto dalla pelle che è un isolante.

Come prevedere e come prevenire?
La presenza di carica positiva sul nostro corpo permette ai capelli lunghi di rizzarsi
La presenza di carica positiva sul nostro corpo permette ai capelli lunghi di rizzarsi

Checché se ne dica, a partire da pochi secondi prima è possibile prevedere se il fulmine cadrà nelle immediate vicinanze, stando semplicemente attenti a quello che succede al nostro corpo: se i peli e i capelli iniziano a drizzarsi è necessario correre ai ripari: significa che ci troviamo nell’area a carica positiva sotto la base della nube (le cariche positive stanno andando verso l’alto per congiungersi con gli elettroni in caduta), dove il rischio di folgorazione è massimo. Nel caso in cui ci si trovi all’aria aperta è importante innanzitutto mantenere la calma e poi seguire una precisa norma comportamentale: mettersi in equilibrio su un piede o, se si preferisce, unire il più possibile i piedi e chiudersi “a riccio” senza però toccare terra con nessun’altra parte del corpo: in questo modo teniamo aperto il circuito rappresentato dal nostro corpo, così da non permettere il passaggio di corrente e scaricare direttamente su terra. Tenendo poggiati invece entrambi i piedi a distanza tra loro, oltre a chiudere il circuito-corpo, i nostri piedi poggeranno su due differenti valori di tensione causando il passaggio di corrente col fulmine che anziché scaricare a terra, scaricherà su di noi.

Salvatore Russo

Classe 1998, si è appassionato alla Meteorologia formalmente dalla nevicata del febbraio 2012, ma da sempre affascinato dai fenomeni atmosferici più estremi quali, ad esempio, i temporali. Studia Ingegneria Civile all’Università di Roma Tre e in passato è stato amministratore di alcune pagine e gruppi meteo riguardanti il Lazio (Per tutti quelli che vogliono la neve a Roma, Neve a Roma). Ha sempre studiato la materia da auto-didatta attraverso internet e libri.

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