L’inizio dell’Autunno astronomico 2018

Il 23 settembre all’01:54 è terminata ufficialmente l’estate con l’ equinozio d’Autunno. D’ ora in poi, nell’ emisfero settentrionale, fino all’ equinozio di primavera, il 20 marzo prossimo, la durata della notte sarà superiore a quella del dì; accadrà naturalmente l’inverso nell’ emisfero australe.

L’asse terrestre è inclinato di 23° 27′ rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica: è questa particolare caratteristica a determinare la presenza e l’alternarsi delle quattro stagioni. Il 23 Settembre di quest’anno accade un evento molto particolare: l’ equinozio d’Autunno. Etimologicamente, la parola equinozio deriva dal latino aequinoctium, composto di aequa nox, cioè “notte uguale”: il termine allude al fatto che in questo giorno la durata del dì è esattamente uguale a quella della notte. E’ però necessaria qualche precisazione.

Innanzitutto l’equinozio è un preciso istante, e non un giorno intero: ogni anno può variare l’orario, e qualche volta capita che a cambiare sia addirittura il giorno: l’anno scorso l’ equinozio d’Autunno si verificò alle 20:02 del 22 settembre. Il giorno in cui si verifica l’equinozio è il centro geometrico del Sole ad essere sopra l’orizzonte esattamente 12 ore: però nel momento in cui il centro geometrico del sole è all’orizzonte,  la nostra stella è già visibile per metà, ed in analogia, al tramonto sarà ancora visibile per metà. Ne risulta un’illuminazione superiore alle 12 ore.

L'equinozio raffigurato nel quadro delle quattro stagioni
L’equinozio raffigurato nel quadro delle quattro stagioni astronomiche

In più a causa della rifrazione atmosferica, che devia otticamente i raggi solari, si riesce a vedere la prima porzione di sole quando ancora è sotto l’orizzonte ( o di sera ancora l’ultima quando è già tramontato.) La durata della luce poi risulta ancora maggiore per la diffusione atmosferica: prima dell’alba e dopo il tramonto già c’è luce.

Piccola considerazione: il solstizio d‘estate è stato il 21 giugno, l’equinozio d’Autunno avviene nel 2018 il 23 settembre (e non il 21 come tradizionalmente si apprende da piccoli). L’estate dura di più dell’ inverno? La risposta è sì. Ciò è facilmente spiegabile se si prende in considerazione la seconda legge di Keplero. Essa afferma che i pianeti durante la loro orbita “spazzano” aree uguali in tempi uguali. L’ orbita terrestre è un’ellisse, ed il Sole occupa uno dei due fuochi. In estate la terra passa per l’afelio (il punto più lontano dal sole) e la velocità orbitale è minima. D’ inverno, invece, la velocità orbitale è massima quando la terra raggiunge il perielio.

Schema semplificativo della seconda legge di Keplero
Schema semplificativo della seconda legge di Keplero

All’equinozio si verificano anche delle particolarità del moto apparente del Sole: agli occhi di un osservatore posto all’equatore, il sole sorge esattamente ad est, tramonta esattamente ad ovest, si trova allo zenit a mezzogiorno, dunque i raggi del sole sono esattamente perpendicolari: il fondo di un pozzo viene completamente illuminato. Queste caratteristiche si ripetono ogni giorno ad una particolare latitudine, fino al solstizio d’ estate, in cui si verificano al Tropico del Cancro, e al solstizio d’inverno per il Tropico del Capricorno.

Tuttavia in meteorologia l’Autunno inizia il 1 settembre: ribadiamo infatti che l’Autunno meteorologico non coincide con quello astronomico.  Questo perché convenzionalmente le stagioni meteorologiche hanno inizio e termine in anticipo rispetto al calendario astronomico e coincidono con l’inizio o la fine esatta di un mese. Tra fine agosto ed inizio Settembre alle nostre latitudini è solita verificarsi la burrasca di fine estate (come è successo quest’anno), dopo la quale sono sì ancora possibili giornati stabili e calde, ma che non paragonabili a quelle di piena estate, poichè il soleggiamento non è più sufficiente per raggiungere temperature molto elevate. In concomitanza con l’ ingresso dell’ Autunno astronomico si verifica di solito la burrasca equinoziale che segna un cambio definitivo degli schemi barici. Quest’anno ancora si fa attendere, ma arriverà…

Gianmarco Guglielmo

Classe 1998, studente di ingegneria civile a Roma Tre, è da sempre appassionato di meteorologia, in particolare di fenomeni di maltempo estremi. Ha appreso le basi della meteorologia da libri e programmi di divulgazione scientifica. In passato ha curato una rubrica di meteorologia su radio Centro Suono Sport. Gestisce una pagina FB personale dedicata alla meteorologia (Meteo Casalotti - Roma ovest)

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