Pubblicato un rapporto provvisorio sulla drammatica e straordinaria moria di pesci nel Fiume Tevere.

A seguito della moria di pesci nel Tevere a Roma lo scorso 26 agosto, l’ARPA Lazio assieme alla Polizia di Stato ha effettuato dei rilevamenti raccogliendo dei campioni da sottoporre ad analisi in laboratorio.

I primi esiti analitici stanno venendo alla luce con alcuni risultati ancora provvisori.

La stessa agenzia della protezione ambientale premette che i risultati presenti in questa relazioni sono ancora parziali, dal momento che un numero di analisi significative ad esempio: pesticidi, valutazioni necroscopiche sulle carcasse dei pesci ecc. sono ancora in corso.
Pertanto in futuro saranno rilasciate delle rivalutazioni una volta completato l’intero quadro analitico.

I dati provvisori ottenuti e le misure effettuate in campo non hanno evidenziato fino al momento particolari criticità.

Le misure hanno mostrato una normale presenza di ossigeno disciolto.

Inoltre le analisi chimiche e microbiologiche non si discostano in modo significativo dai dati generalmente riscontrati durante le attività di monitoraggio del fiume.
In particolare i parametri di ammoniaca non ionizzata, cianuri e anche il carico di materiale organico appaiono sostanzialmente nella norma.

A fine di una migliore comprensione dell’evento, si ritiene utile effettuare un confronto con gli altri due eventi di moria ittica avvenuti lo scorso anno nello stesso tratto di fiume.

I due eventi (30-31 maggio 2020 e 4-5 luglio 2020) sono intervenuti in giorni immediatamente successivi a intensi fenomeni piovosi preceduti da un periodo di relativa siccità.

Anche quest’anno la moria ittica è avvenuta a circa 48 ore di distanza da intense piogge cadute dopo un periodo di siccità e di relativa magra in termini di portata del fiume.

Pertanto è possibile, in questa fase preliminare, ipotizzare un meccanismo simile a quello descritto lo scorso anno:

“dopo un periodo di siccità, intense ed improvvise precipitazioni possono in breve tempo convogliare nel corpo idrico recettore una notevole quantità di sostanza organica dilavata dai terreni, fossi di scolo e piccoli tributari. La degradazione della sostanza organica convogliata repentinamente e in quantità massicce nel corpo idrico recettore può generare una forte sottrazione dell’ossigeno disciolto nell’acqua, facendone crollare la concentrazione e causando anossia dei pesci.”

Tale valutazione provvisoria dovrà tuttavia essere rivalutata, come già detto inizialmente, sia alla luce dei risultati delle analisi chimiche ancora in corso, che dalle evidenze anatomopatologiche e biochimiche ottenute dalle carcasse dei pesci.

 

L'intero rapporto è scaricabile in formato pdf integrale al seguente link >>

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