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Analisi meteo

Tendenza meteo Gennaio 2026: maggiori precipitazioni, irruzioni fredde e sbalzi termici?

Meteo Gennaio 2026: piovoso con ondate di freddo e di mezza stagione

Resoconto termo-pluviometrico per l’andamento di Gennaio 2026

Condizione media più probabile

  • Temperatura: Nella norma
  • Precipitazioni: Sopra la norma
  • Regime: NAO-, NAO+, Atlantic Ridge (1), Scand Block

Condizione di nevosità più probabile per almeno un episodio

  • Pianura (0 – 300 mslm): assente
  • Collina (300 – 600 mslm): bassa, fino a media in alta collina

Accumulo totale più probabile di neve (sezione pertinente alla montagna)

  • Bassa montagna (600 – 1000 mslm): scarsa (<15 cm)
  • Media montagna (1000 – 1500 mslm): moderata o relativamente abbondante (<30 cm)
  • Alta montagna (>1500 mslm): abbondante (fino a 50 cm sulle vette)

Analisi sintetica per la proiezione di Gennaio 2026

Prima decade: fortemente variabile

Il mese si presenta caratterizzato da maltempo, giornate piuttosto fredde e giornate piuttosto calde. Dopo il freddo Capodanno con valori ben sotto i 10 gradi ovunque anche nei valori massimi e gelate diffuse nottetempo, ha fatto seguito un forte rialzo termico con giornate insolitamente miti per il periodo. Dei fronti caldi in risalita dalla Spagna sul Lazio infatti hanno portato anche piogge molto abbondanti, anche in montagna, con un clima più dal sapore autunnale e nubifragi. Il treno di perturbazioni nel giorno dell’Epifania si porta sul Meridione e nuova aria fredda trabocca dall’Europa centrale con nuove diffuse gelate stavolta anche in collina Sia il 7 che l’8 Gennaio e massime quasi ovunque sotto i 10 gradi, anche sotto i 5 nelle città interne (Viterbo e Rieti in primis) accompagnate da venti di tramontana. Nuovo rialzo termico  il 9 Gennaio per l’incalzare di una nuova perturbazione con piogge e calo termico al seguito, ritorno della neve sui rilievi specie quelli occidentali con almeno un’altra giornata di temperatura sotto la media attorno il 10 gennaio.

Seconda decade: clima prevalentemente mite ma ancora piogge

Nella seconda decade nuove piogge punteranno il Lazio, ma sarà probabile l’arrivo di venti caldi in grado di sciogliere la neve anche sopra i 1500 metri, mentre nelle fasi più fredde gli apporti nevosi sarebbero poco significativi e relegati solo all’alta montagna (non sotto i 1500 metri). Temperature quindi che torneranno insolitamente miti in alcune giornate specie nei valori notturni che potrebbero più di una volta non riuscire a scendere sotto i 10 gradi alle basse quote.

Terza decade: nuovo freddo in arrivo?

Per la terza decade sembra che il maltempo di carattere invernale, con concomitanza di pioggia e freddo, possa tornare in Italia. Sulla nostra regione nuova neve sui rilievi, abbondante in alta montagna, e non è da escludere che possa riprovare a fioccare fino a quote di collina.

Analisi sintetica della circolazione atmosferica (per esperti e curiosi)

Nel mese di Gennaio la circolazione emisferica va riorganizzandosi dopo l’episodio del blocco scandinavo di fine Dicembre, che è stato smantellato gradualmente da una nuova ingerenza delle depressioni atlantiche (Linea critica (2) ancora presente e che potrebbe insistere tutto il mese). Nei primi giorni del mese dunque caldo e aumento dei geopotenziali in Groenlandia con NAO-, senza che questi si siano spinti sin sul mar del Labrador e arcipelago canadese. Questo ha consentito alle invadenti masse d’aria oceanica quantomeno di scendere sul Mediterraneo con maltempo, e un temporaneo quanto veloce rinforzo dell’anticiclone sull’Atlantico il 5 Gennaio ha consentito anche all’aria fredda sul centro Europa di tracimare parzialmente sul sud dell’Europa.

Ora però l’anticiclone polare si fa da parte, le depressioni atlantiche prendono energia e si abbassano di latitudine spingendo nettamente aria subtropicale verso l’Europa a partire dalla seconda decade. Sebbene nel frattempo l’Italia sarà inevitabilmente raggiunta da altre fiammate subtropicali a causa delle depressioni atlantiche, sembrerebbe possibile che gradualmente possano tornare ad aumentare i geopotenziali sulle Svalbard.

L’EA in seconda decade avrà delle giornate con una forte anomalia positiva ma qualche saccatura dalle isole britanniche, sebbene poco significativa, continuerà di tanto in tanto a scendere verso i mari occidentali italiani e la Spagna (quindi ogni tanto dei veloci passaggi in fase neutra o debolmente negativa, segno di una stagione che non sarà caratterizzata nel complesso da anomalie eccezionali di persistenza dell’anticiclone africano), richiamando altre perturbazioni anche intense seppure in un contesto mite e senza neve in Appennino.

In avvio di terza decade a livello emisferico si mostra la tendenza ad un’azione a tenaglia di un anticiclone sul nord Atlantico verso le Svalbard, unitamente ad una spinta dal Pacifico verso l’Artico russo (immagine 1). Correnti gelide dalla Russia si avvicinerebbero all’Europa, contestualmente ad uno spostamento dei centri depressionari dalle isole britanniche all’Italia e il maltempo dunque, anche qual ora non tirasse a se aria continentale, sarebbe comunque accompagnato da un calo termico con ritorno di neve in appennino anche abbondante alle medie ed alte quote.

Immagine 1: un esempio della bilobazione prospettata

In questo fine mese rimane comunque difficile che possa esservi una forte ondata di maltempo con neve in pianura sul Lazio, ma non è da escludere che le circolazioni cicloniche possano raffreddarsi parzialmente con contributi di aria polare dalla Russia e tentativi di neve fin sotto la bassa montagna. Il decorso climatico dei primi 20 giorni del mese consiste in una ripresa dell’EA, con la salita dell’indice da valori debolmente negativi ad inizio mese a valori positivi in seconda decade quando le depressioni britanniche domineranno la scena per alcuni giorni. Questo era atteso in Gennaio, con un conseguente aumento delle temperature in quanto in questa fase dell’Inverno La Nina ancora non si mostrava nei suoi massimi effetti sulla circolazione. L’azione di split del vortice polare troposferico vista dai modelli per la terza decade però è sinonimo di un nuovo netto calo dell’indice ed è plausibile in vista di Febbraio, il mese che dovrebbe essere più propenso ad un EA- e agli anticicloni sul centro e nord Europa (immagine 2).

Immagine 2: Continua la progressione discendente dell’EA, che a Dicembre è risultato neutro sulla media mensile. A gennaio sarà ancora probabile un valore finale debolmente positivo o neutro, segno di un clima mite ma con l’anomalia che sul finale l’anomalia potrebbe venire di nuovo stemperata dallo spostamento dell’anticiclone sul mar di Norvegia.

 

Tale evoluzione sarebbe incentivata anche dalla progressione della MJO nelle fasi 6-7 e verso la 8 a fine mese (immagine 3), ma si ricorda che la MJO non produce i blocchi sul nord Europa/nord Atlantico, ma semplicemente attiva i flussi di calore dalle latitudini tropicali dell’oceano. è poi la presenza dell’eventuale turning line (2) a bloccare il flusso di calore sul nord Europa consentendo la costruzione del blocco. Non ci sono indizi sulla presenza di una turning line o di una critical line, soltanto un segnale modellistico in tal senso che la critical line della seconda decade possa essere gradualmente sostituita da una turning line durante la terza decade, sintomo di una ripresa del flusso zonale medio alle latitudini artiche.

Immagine 3, MJO: in intensificazione dopo il 15 Gennaio verso la fase 6 ed in evoluzione verso la 7 e 8, che potrebbe accompagnare una ripresa della spinta dell’anticiclone delle Azzorre in arretramento più ad ovest sull’oceano, lontano dall’Europa.

 

In tutto ciò il vortice polare in Stratosfera continuerà il suo decorso stagionale con più forza del normale ma comunque senza eccezionalità (immagine 4), non andrà dunque a bloccare l’attività delle onde di Rossby quantomeno nel mese di Gennaio.

Immagine 4, vento zonale medio a 10 hpa: oscillazioni continue attorno la media, segno del fatto che l’attività d’onda troposferica riesce ad arrivare in Stratosfera ma con le onde corte tutte riflesse, in quanto il vortice rimane forte. Le fasi di debolezza del vento a 10 hpa sono associate quindi a dei wave-1 che decentrano la struttura, la disturbano di tanto in tanto senza risultare efficaci.

 

Immagine 5: la tendenza per Gennaio è ancora ad avere un vortice polare troposferico disturbato, la Stratosfera risulta del tutto ininfluente come si vede dal NAM persistentemente negativo nella parte bassa del grafico fino alla fine della previsione.

 

 

Note:

  1. Nella sezione pattern si vuole dare una probabilità del pattern, anche noto come Weather Regime, più probabile. I pattern di riferimento sul settore euro-atlantico sono 4: anticiclone groenlandese (associabile alla NAO-); zonale (associabile alla NAO+); promontorio atlantico (Atlantic Ridge); blocco scandinavo (Scandinavian Blocking). L’insieme di questi 4 pattern spiega il 55% della variabilità euro-atlantica e se ne cerca una loro frequenza di occorrenza. La stagionale si basa dunque su queste 4 definizioni di pattern, i cui risvolti climatici su scala regionale continentale sono stati ampiamente studiati in letteratura. Una definizione ne viene data al seguente link https://confluence.ecmwf.int/display/FUG/Regime+Charts
  2. I concetti di critical line e turning line sono strettamente legati al profilo latitudinale di vento zonale medio. Nella normalità il vento zonale medio aumenta con la latitudine. Questo crea una variazione nell’ambiente in cui le onde di Rossby sono immerse, per un’onda che sale di latitudine. Se il vento zonale medio si fa troppo intenso, l’onda viene riflessa (tale latitudine di riflessione rappresenta una turning line). è possibile osservare gli anticicloni salire di latitudine e la loro ascesa venir bloccata dal passaggio di profonde vorticità polari. Viceversa se il vento zonale medio si indebolisce salendo di latitudine, è possibile trovare una critical line, una latitudine alla quale, se raggiunta dall’anticiclone, questo si rompe provocando quello che in gergo viene chiamato “taglio alla radice” dell’anticiclone che si è elevato di latitudine. Alla formazione di una critical line segue dunque l’isolamento di un’alta pressione polare. Di conseguenza se il vortice polare è molto debole e si associa ad un vento zonale medio piuttosto basso o persino invertito salendo di latitudine si formerà una critical line che solitamente si associa ad un pattern di NAO negativa, con l’isolamento di una cellula anticiclonica sulla Groenlandia. Questo si combina con il numero d’onda elevato (superiore a 5) che caratterizza una condizione di vento zonale medio debole. Le onde corte hanno velocità di gruppo positiva e viaggiano dunque da ovest verso est, questo si traduce in un moto verso est delle depressioni atlantiche (wave-breaking ciclonici). I pattern di Atlantic Ridge e Scandinavian Blocking che incontrano una critical line si portano dunque generalmente sulla Groenlandia evolvendo in una NAO negativa. Se il vortice polare ha una struttura regolare (vento zonale medio che aumenta salendo di latitudine) ma senza essere più forte della norma, le onde che viaggiano verso nord incontrano una turning line oltre i 70 nord che blocca la salita dell’anticiclone alle latitudini subpolari (wave-breaking anticiclonici), da cui la formazione dei pattern di Atlantic Ridge o Scandinavian Blocking. Questo si combina con un numero d’onda basso (compreso tra 2 e 4) che caratterizza una situazione di vento zonale medio vicino alla norma e la velocità di gruppo è negativa. Questi pattern evolvono solitamente da est ad ovest, e lo Scandinavian Blocking evolve in un Atlantic Ridge. Se il vortice polare è molto forte e il vento zonale medio è intenso, la turning line scende di latitudine all’Europa centrale (fino a 50-60 nord) e la riflessione d’onda blocca gli anticicloni sull’Europa meridionale, da cui il pattern di NAO+. Tale scenario ha numero d’onda 1, è lineare e l’attività d’onda è assente. Il concetto di critical e turning line è valido anche in riferimento al profilo altitudinale di vento zonale medio.

DISCLAIMER:

Questa previsione vuole dare un’indicazione probabilistica di cosa potrebbe avvenire, infatti solo i calcolatori sono in grado di darci l’esatto risultato finale e calcolare con precisione l’interazione tra tutte le forzanti climatiche in gioco

Claudio Giulianelli

Classe 1996, originario di Villa San Giovanni in Tuscia, ha sviluppato una forte passione per la meteorologia in seguito alla storica nevicata del febbraio 2012. In quegli anni ha iniziato a collaborare attivamente con la comunità meteo CEMER. Parallelamente ha intrapreso il percorso accademico presso l’Università di Roma Tor Vergata, dove ha conseguito la laurea in Fisica con curriculum in Fisica dell’Atmosfera e Meteorologia. All’interno del team di Meteo Lazio si occupa in particolare dell’analisi delle tendenze meteorologiche a lungo termine ed analisi degli indici teleconnettivi.