Tendenza meteo Inverno 2026: proiezioni climatiche e analisi di un trimestre “vivace”
Tendenza per l’andamento dell’Inverno: tutti i dettagli e gli scenari previsti
Condizione media più probabile
- Temperatura: sopra la media
- Precipitazioni: sopra la media
- Pattern: NAO-, Atlantic Ridge, Scand Block, NAO+ (1)
Analisi sintetica per la proiezione dell’Inverno 2026
Di seguito vediamo un breve riassunto dell’avvio di stagione che possa contestualizzare la tendenza delle prossime settimane
Gennaio 2026: clima vivace e dinamico
Gennaio mostra veloci sbalzi termici nella prima decade alternate a piogge. Più calda la fase centrale con temperature anche fortemente sopra la norma e piogge ancora abbondanti ad intervalli. Nuovo maltempo a fine mese con ritorno della neve sui nostri monti specie al di sopra dei 1000 metri, forte surplus pluviometrico complessivo alla fine del mese.
Febbraio 2026: spazio ai venti polari
Il mese di Febbraio si candida ad essere quello dalle vesti più invernali di tutti. Nella sua prima metà potrebbe farsi insistente una circolazione ciclonica italica di origine atlantica a tratti agganciata da aria polare e non è da escludere il ritorno della neve alle basse quote. non mancheranno salite della temperatura fin sopra la media ma avranno lo spazio minore all’interno del mese. Piogge in calo rispetto al mese precedente ma nella norma.
Marzo 2026: ritorno degli anticicloni subtropicali
Nel mese di Marzo potrebbe tornare a fare insolitamente caldo per il periodo, con frequenti fasi soleggiate e temperature primaverili più tipiche della fase centrale e finale della stagione. Deficit pluviometrico possibile ma non significativo.
Analisi tecnica della circolazione atmosferica
Il primo trimestre del 2026 è caratterizzato da due fattori di primaria importanza: il trend di fondo multidecennale sulla circolazione atmosferica causato dal riscaldamento globale, che ha avuto una netta accelerazione dopo l’El Nino del 2024 (immagine 1).

Immagine 1: continua la progressione positiva multidecennale dell’EA, segno di circolazioni cicloniche potenti sulle isole britanniche che portano aria tropicale atlantica sull’Italia
Questo primo fattore impone insistenti e forti cicloni atlantici che spostano l’anticiclone africano sull’Italia o comunque dei venti molto caldi dall’Atlantico tropicale. Il secondo fattore è La Nina che continua a lavorare progressivamente sul pattern (immagine 2) e con apice dei suoi effetti che dovrebbero essere raggiunti nella seconda parte dell’Inverno, specie in Febbraio. è proprio tale mese quello candidato per chiudere con un EA medio mensile negativo, per la prima volta dal 2023.

Immagine 2: anomalia positiva dell’EA in progressiva attenuazione dopo l’apice del 2024. Dicembre ha chiuso con un valore neutro, per cui è probabile che uno dei mesi del primo trimestre 2026 possa tornare in negativo
Quindi sebbene permanga tutta la stagione la tendenza delle depressioni atlantiche ad invadere il nostro continente, nel mese di Febbraio il flusso atlantico potrebbe scendere sul Mediterraneo. Risulta anche possibile la presenza di un anticiclone dinamico sull’est del mar glaciale artico, secondo un pattern di polar/eurasia positivo, che favorirebbe l’incursione di aria gelida continentale dalla Russia verso il nord Europa. Le depressioni atlantiche riuscirebbero a portare giù un po’ di quel freddo dal nord Europa nelle giornate in cui l’EA vira in negativo, ossia quando le depressioni oceaniche lascerebbero temporaneamente spazio alla ripresa dell’anticiclone delle Azzorre verso il nord Atlantico. Sebbene quindi eventuale freddo sarebbe sempre addolcito dal flusso oceanico, non è da escludere che possa tornare la neve sui rilievi a Febbraio non solo in montagna ma anche in collina. Il mese, nonchè l’inverno, potrebbe essere simile al 2013.
Anche dal punto di vista della NAO media trimestrale Gennaio-Marzo si prospetta una stagione con valore presumibilmente inferiore a +1, sebbene positivo, quindi un indizio di circolazione oceanica invadente verso l’Europa ma non in maniera assoluta, con spazio anche per fasi negative come la prima decade di Gennaio (immagine 3)

Immagine 3: NAO negativa nel periodo 1-10 Gennaio
Questo nonostante un vortice polare stratosferico forte. Già da Dicembre infatti le velocità zonali a 10 hpa si sono assestate attorno la norma. Di per se il vortice stratosferico non risulta condizionante secondo la statistica di Baldwin & Dunkerton (2001) e non lo sarà almeno fino a Febbraio (immagine 4)

Immagine 4: il prospetto di lungo periodo di ECMWF per il vento zonale medio a 10 hpa, che rimarrebbe dentro la statistica (ossia compreso tra le linee rosse) fino a Febbraio. Al momento ci sono molte ipotesi che possa salire oltre la linea rossa superiore, quindi raggiungere valori estremamente elevati per il periodo, a partire dal 25 Gennaio circa, ma in Troposfera potrebbe concretizzarsi un nuovo forte evento di attività d’onda che potrebbe portare un nuovo disturbo, debole, in Stratosfera, riportando il vento a 10 hpa vicino la norma entro i primi di Febbraio.
Allo stato attuale comunque la Troposfera non sembra altrettanto propensa a mostrare NAM positivo analogamente alla Stratosfera, come si vede dalla mappa NAM sottostante (immagine 5)

Immagine 5: NAM negativo insistente in Troposfera
Il tutto lascia presupporre a nuove fasi di NAO negativa specie da fine Gennaio. La combinazione di NAO- con EA neutro o debolmente negativo potrebbe quindi essere sinonimo di ciclogenesi mediterranea spesso agganciata dal flusso atlantico. La manifestazione di un polar/eurasia positivo sposterebbe il vortice polare troposferico sul Canada coi cicloni atlantici ad avvettare i flussi di calore sull’artico russo dove i geopotenziali aumenterebbero. Ne seguirebbe un raffreddamento da est del continente europeo che farebbe i conti però con l’invasione di depressioni oceaniche. Una stagione analoga sarebbe la 2013, in cui il flusso atlantico ha puntato il Mediterraneo chiamando a se aria fredda accumulatasi sul nord Europa, con anche diversi episodi di neve a quote collinari in un contesto climatico mai rigido e alternato a scaldate anche intense (immagine 6).

Immagine 6: scenario possibile da fine Gennaio a Febbraio inoltrato
Tra Febbraio e Marzo però è possibile che gli effetti de La Nina possano cominciare a venire meno. Statisticamente quando si va incontro ad un nuovo evento di El Nino nel mese di Marzo vi è una netta salita dell’EA, il che vuol dire che gli anticicloni di Febbraio sul nord Europa migrerebbero verso la Groenlandia e nordest del Canada, mentre il rinforzo della corrente a getto subtropicale e della storm track riporterebbe l’anticiclone sull’Europa occidentale dove farebbe insolitamente caldo su diverse zone. Gennaio e Febbraio durante le loro fasi invernali si mostrerebbero dunque spesso umidi, e se con freddo intenso questo sarebbe piuttosto veloce e con alternanza di fasi calde specie in Gennaio. L’EA dunque, risentendo dell’invadenza del flusso atlantico verso l’Europa occidentale non scenderebbe in valori medi mensili abbondantemente negativi, similmente alla stagione 2013. Questo è coerente anche con un 2026 che presumibilmente avrà un EA medio annuo inferiore rispetto ai due anni precedenti specie nella prima metà, ma che comunque pur trovandosi in una fase climatica di minimo per la Nina non riuscirà a scendere in negativo sulla media trimestrale, che analogamente al 2013 si terrebbe leggermente positiva o neutra. E analogamente al 2013, anche il 2026 si terrebbe piovoso e mediamente senza eccessi termici, forse complessivamente solo un po’ sopra la norma sulla nostra regione.
Note:
- Nella sezione pattern si vuole dare una probabilità del pattern, anche noto come Weather Regime, più probabile. I pattern di riferimento sul settore euro-atlantico sono 4: anticiclone groenlandese (associabile alla NAO-); zonale (associabile alla NAO+); promontorio atlantico (Atlantic Ridge); blocco scandinavo (Scandinavian Blocking). L’insieme di questi 4 pattern spiega il 55% della variabilità euro-atlantica e se ne cerca una loro frequenza di occorrenza. La stagionale si basa dunque su queste 4 definizioni di pattern, i cui risvolti climatici su scala regionale continentale sono stati ampiamente studiati in letteratura. Una definizione ne viene data al seguente link https://confluence.ecmwf.int/display/FUG/Regime+Charts
- I concetti di critical line e turning line sono strettamente legati al profilo latitudinale di vento zonale medio. Nella normalità il vento zonale medio aumenta con la latitudine. Questo crea una variazione nell’ambiente in cui le onde di Rossby sono immerse, per un’onda che sale di latitudine. Se il vento zonale medio si fa troppo intenso, l’onda viene riflessa (tale latitudine di riflessione rappresenta una turning line). è possibile osservare gli anticicloni salire di latitudine e la loro ascesa venir bloccata dal passaggio di profonde vorticità polari. Viceversa se il vento zonale medio si indebolisce salendo di latitudine, è possibile trovare una critical line, una latitudine alla quale, se raggiunta dall’anticiclone, questo si rompe provocando quello che in gergo viene chiamato “taglio alla radice” dell’anticiclone che si è elevato di latitudine. Alla formazione di una critical line segue dunque l’isolamento di un’alta pressione polare. Di conseguenza se il vortice polare è molto debole e si associa ad un vento zonale medio piuttosto basso o persino invertito salendo di latitudine si formerà una critical line che solitamente si associa ad un pattern di NAO negativa, con l’isolamento di una cellula anticiclonica sulla Groenlandia. Questo si combina con il numero d’onda elevato (superiore a 5) che caratterizza una condizione di vento zonale medio debole. Le onde corte hanno velocità di gruppo positiva e viaggiano dunque da ovest verso est, questo si traduce in un moto verso est delle depressioni atlantiche (wave-breaking ciclonici). I pattern di Atlantic Ridge e Scandinavian Blocking che incontrano una critical line si portano dunque generalmente sulla Groenlandia evolvendo in una NAO negativa. Se il vortice polare ha una struttura regolare (vento zonale medio che aumenta salendo di latitudine) ma senza essere più forte della norma, le onde che viaggiano verso nord incontrano una turning line oltre i 70 nord che blocca la salita dell’anticiclone alle latitudini subpolari (wave-breaking anticiclonici), da cui la formazione dei pattern di Atlantic Ridge o Scandinavian Blocking. Questo si combina con un numero d’onda basso (compreso tra 2 e 4) che caratterizza una situazione di vento zonale medio vicino alla norma e la velocità di gruppo è negativa. Questi pattern evolvono solitamente da est ad ovest, e lo Scandinavian Blocking evolve in un Atlantic Ridge. Se il vortice polare è molto forte e il vento zonale medio è intenso, la turning line scende di latitudine all’Europa centrale (fino a 50-60 nord) e la riflessione d’onda blocca gli anticicloni sull’Europa meridionale, da cui il pattern di NAO+. Tale scenario ha numero d’onda 1, è lineare e l’attività d’onda è assente. Il concetto di critical e turning line è valido anche in riferimento al profilo altitudinale di vento zonale medio.
DISCLAIMER:
Questa previsione vuole dare un’indicazione probabilistica di cosa potrebbe avvenire, infatti solo i calcolatori sono in grado di darci l’esatto risultato finale e calcolare con precisione l’interazione tra tutte le forzanti climatiche in gioco