Sicuri che si tratti di una tromba d’aria? Magari è un downburst

Un approfondimento sulla profonda differenza fra due fenomeni meteorologici estremi: “tromba d’aria” e “downburst”, spesso sconosciuti nella dinamica intrinseca e scambiati fra di loro.

Mentre la “tromba d’aria” è un termine alquanto familiare, il“downburst” risulta praticamente sconosciuto alla maggior parte delle persone, anche se, paradossalmente, si verifica abbastanza frequentemente in caso di temporali, anche non troppo intensi. Sono due fenomeni violenti, potenzialmente distruttivi ed associati ad episodi di maltempo, tuttavia la somiglianza tra i danni arrecati da entrambi, non può colmare la loro profonda e sostanziale differenza.

Quasi sempre dalle testate giornalistiche o dalle agenzie di stampa il passaggio di un downburst viene catalogato come una violenta tromba d’aria, o in termini più sensazionalistici come un tornado (ricordando che questi due sostantivi sono sinonimi fra di loro) quando in realtà non si è verificato nessun fenomeno del genere. Ciò è dovuto per lo più al fatto che i danni sull’ambiente naturale ed antropico sono simili: in base alle differenti dinamiche dei downburst si possono infatti osservare vetri rotti, mezzi pesanti ribaltati, alberi sradicati e tetti scoperchiati. A questo punto vediamo dunque in che cosa consiste questo fenomeno meteorologico:

Gli effetti di un passaggio di un downburst sulla vegetazione
Gli effetti di un passaggio di un downburst sulla vegetazione. I vettori indicano la direzione del vento associata al fenomeno

Durante un rovescio temporalesco, insieme alla pioggia, anche l’aria fredda viene riversata, più o meno violentemente, verso il suolo da correnti discendenti (in gergodowndraft), causate dal gradiente barico e termico, presente tra il cumulonembo e la massa d’aria che lo circonda. Ne consegue che al momento dell’ impatto con il suolo, l’ aria è costretta a deviare a causa dell’urto, espandendosi orizzontalmente verso tutte le direzioni. I venti generati possono essere dunque molto forti (nei casi più estremi si possono oltrepassare i 250 km/h) ed assumono direzione radiale:  in punti anche molto vicini la direzione del vento risulta diametralmente opposta.

Temporale fondoscala nei pressi di Monza - Giugno 2017
Temporale fondoscala nei pressi di Monza – Giugno 2017; nella foto si evince l’elevato rateo della pioggia (quasi 300 millimetri orari) e le forti raffiche associate
Foto di Flavio Galbiati

Per semplicità, basti pensare all’ onda d’urto dovuta ad una deflagrazione ( appunto burst in inglese), oppure ad un sasso scagliato in acqua: gli schizzi si allontanano radialmente dal punto d’impatto con un’intensità che dipende dalla velocità con cui il sasso viene a contatto con la superficie dell’acqua. Con l’avanzare della cella temporalesca, si registrano dunque repentini cambi di intensità e direzione del vento, nelle sue componenti orizzontale e verticale.

Esempio di downburst avvenuto il 21 Agosto 2018 a Torrenova, video di Mirko Santandrea; nel video probabilmente la raffica massima (downdraft) ha raggiunto i 50-60 km/h, non comportando fortunatamente danni evidenti

Spesso si parla di “wet downburst” quando il fenomeno, come spesso accade, è accompagnato da rovesci violenti associati ad elevati rain rate; più raro il “dry downburst”, cioè non accompagnato da precipitazioni, per esempio quando uno strato medio-basso di aria molto secca fa evaporare la pioggia prima del contatto col suolo, come avviene nei temporali a base alta. In base alla loro ampiezza, indipendentemente dall’intensità, possono essere ulteriormente divisi in microburst o macroburst.

Esempio eloquente di dry downburst, fenomeno che genera solo raffiche al suolo, senza precipitazioni associate

Abbiamo capito dunque che le violente raffiche di vento durante un temporale sono spesso dovute ad un downburst. Appare ora chiara la differenza con la tromba d’aria: prima di tutto durante un downburst non si sviluppa nessun fenomeno vorticoso visibile fondamentale appunto in quest’ultima; inoltre i venti agiscono su linee rette e non con moto rotatorio. In aggiunta, se i venti sono intensi ma non si è in presenza di un cono che tocchi terra con moto vorticoso, non possiamo parlare di tromba d’aria, tornado o turbine, ma di funnel cloud. Le trombe d’aria si formano solo in caso di violente celle temporalesche (spesso supercelle mesocicloniche), ed i venti possono superare anche i 300 km/h come nei tornado EF5.

In Italia la frequenza con cui si verificano trombe d’aria distruttivi non è elevatissima, ma comunque degna di nota a livello europeo. La prossima volta che sentirete parlare dei danni dovuti ad una fantomatica tromba d’aria, ora sapete che probabilmente si sarà trattato di un downburst.

Lo schema dei venti associati ai due differenti fenomeni
Lo schema dei venti associati ai due differenti fenomeni

Articolo di Gianmarco Guglielmo ©

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