PREVEDERE LA GRANDINE, ecco un nuovo metodo di rilevamento sviluppato dal CNR

Riconoscere e rilevare la grandine all’interno dei sistemi temporaleschi

Una recente pubblicazione del CNR-ISAC mette alla luce una nuova metodologia per identificare i segnali emessi dai chicchi di grandine all’interno di un temporale e per monitorarne la futura evoluzione.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori del CNR in collaborazione con il team della NOAA.

Questo nuovo metodo (MWCC-H) utilizzando i sensori satellitari ad alta frequenza aiuterà a comprendere meglio la distribuzione delle idrometeore all’interno dei sistemi temporaleschi migliorando le previsioni meteorologiche.

Il modello probabilistico è in grado di identificare i segnali emessi dalle idrometeore ghiacciate estraendo la firma spettrale della grandine all’interno di esse.

I risultati convalidati sono performanti in quanto il modello riesce a distinguere delle piccole aree all’interno delle celle temporalesche laddove sono presenti forti correnti ascensionali, aree in cui iniziano ad innescarsi i primi meccanismi che portano poi alla formazione della grandine.

 

 

L’utilità del prodotto è quella di avere la possibilità di monitorare l’evoluzione dei temporali mediante una risoluzione temporale molto elevata, come illustrato nell’immagine soprastante dove è possibile osservare la sequenza grandinigena del 10 luglio 2019, giorno in cui una violenta grandinata colpi le aree adriatiche e in modo particolare la Città di Pescara.

 

 

Articolo scientifico: https://www.mdpi.com/2072-4292/12/21/3553

Fonte ISAC-CNR

Giorgio Rotunno

Classe 1997, studia Meteorologia ed Oceanografia all’Università Parthenope. Da diversi anni si occupa soprattutto di osservare gli eventi temporaleschi che interessano il Lazio, svolgendo diverse attività previsionali. Entra a far parte ufficialmente di Meteo Lazio nel febbraio 2020.

Giorgio Rotunno
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