La corrente del Golfo sta rallentando con rischi irreversibili per l’Europa.

È confermato il mutamento climatico in atto con tutti gli effetti oramai descritti giorno dopo giorno in base alle recenti pubblicazioni scientifiche.

I ricercatori in riferimento ad una nuova pubblicazione (di Febbraio 2021) su Nature geoscience hanno analizzato negli ultimi anni una grandissima quantità di dati emersi dai sedimenti oceanici e dai carotaggi effettuati sui ghiacciai, tracciando la storia della corrente AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation).

In base a quanto emerso i risultati non sono confortanti.

 

I modelli climatici evidenziano nell’ultimo millennio un chiaro indebolimento della corrente oceanica, che andrà a sommarsi a tutta un’altra serie di fattori riconducibili al riscaldamento globale di natura antropica.

Sull’Atlantico va ad innescarsi una differenza nella densità delle acque.

L’acqua calda salata oceanica si sposta da Sud verso Nord laddove tende a raffreddarsi diventando più densa e pesante.

Si inabissa cosi negli spessori oceanici più profondi riaffluendo in seguito verso Sud.

La rapida fusione dei ghiacciai della Groenlandia, per l’aumento dei gas serra e quindi delle temperature, farà sopraggiungere acqua sempre più fredda superficialmente all’oceano, riducendo la salinità e quindi la densità del flusso rendendolo più debole.

 

L’AMOC è fondamentale per la circolazione oceanica e atmosferica a livello globale, poiché trasporta le calde acque dal Golfo del Messico alle fasce Nord-Atlantiche, ampliandosi dalle zone equatoriali verso quelle più temperate dell’Islanda e dell’Europa Nord-occidentale.

 

Contribuisce inoltre a un trasporto di correnti più miti e umide sulle Isole Britanniche e sull’Europa occidentale evitando potenziali inverni rigidi e pericolosi alle nostre latitudini.

Si prevede che l’AMOC si indebolirà ulteriormente con il prosieguo del riscaldamento globale, riducendo la sua vigoria di circa il 34%-45% entro il 2100 con ripercussioni climatiche e forse meteorologiche senza precedenti.

Ad esempio inverni più freddi e secchi seguiti da una possibile maggior frequenza di eventi estremi come siccità prolungate, alluvioni e tempeste atlantiche più intense nel Regno Unito.

Giorgio Rotunno

Classe 1997, studia Meteorologia ed Oceanografia all’Università Parthenope. Da diversi anni si occupa soprattutto di osservare gli eventi temporaleschi che interessano il Lazio, svolgendo diverse attività previsionali. Entra a far parte ufficialmente di Meteo Lazio nel febbraio 2020.

Giorgio Rotunno
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